OGGI
Sabato,
04
Settembre
2010
È un vero piacere inaugurare questa rubrica con un libro che ha lasciato il segno nel mio immaginario, e che ripercorre la vita di un grande scrittore, un poeta, un giornalista, ma anche un grande uomo: Jean-Claude Izzo. Con grande sensibilità, Stefania Nardini ci regala un saggio sulla sua vita e uno sguardo affascinato sulla città di Marsiglia, che profuma delle sue strade e del suo sole violento.
Ho mollato gli ormeggi del tempo
Passato presente futuro
ogni ora vissuta ricomincia
fino all’ora della morte…
Ciao Stefania e benvenuta su Shenoir. Per prima cosa ti chiederei di presentarti ai nostri lettori. Chi è Stefania Nardini?
Sono una giornalista del novecento. Professionalmente libera. Senso di giustizia e desiderio di verità. Poi la scelta di raccontare storie. Dunque, dopo un libro su Roma pubblicato in età giovanile, ho scritto Matrioska, storia di una cameriera ucraina che insegnava letteratura, testo che mi ha immeritatamente collocata come la prima autrice italiana contemporanea tradotta in quel bel paese da cui provengono tante badanti. Poi un noir napoletano “Gli scheletri di via Duomo”, un pò di racconti qua e là. Ho lasciato le redazioni dei giornali quindici anni fa perché ritenevo il mio mestiere tramontato, almeno per come l’ho inteso io. Mi sono trasferita in Umbria poi a Marsiglia.
Romana di Roma, amo le città in cui ho vissuto che sono appunto, oltre quella dove sono nata e cresciuta, Napoli e Marsiglia. A parte leggere e scrivere mi piace cucinare, coccolare la mia gatta, strapazzare la mia cana. Nel giornalismo sono in parte rientrata grazie ad una pagina libri che da tre anni curo per Il Corriere Nazionale. Cosa c’entra per una che ha fatto inchieste e cronaca? C’entra perché ho il privilegio di curarla in autonomia e libertà. Non sono una critica. E se questo è un difetto forse è anche un pregio. Non ho pressioni, e se con i miei collaboratori decidiamo che un libro non va lo scriviamo. Come pure il contrario, ovviamente. Credo profondamente nel valore dell’amicizia, sono una sensibile ed anche una dura. Prendo schiaffi dalla vita perché sono viva.
Da dove nasce il tuo amore per la scrittura?
Nasce dal giornalismo. Un tempo il giornalismo era approfondimento, racconto. Nei libri sto cercando di mettere a frutto, con molta umiltà, quella parte di me che è la passione di raccontare le storie, i personaggi.
Quando e come hai conosciuto Jean Claude Izzo? E' stato un colpo di fulmine?
Izzo non l’ho mai conosciuto. L’ho letto, l’ho sognato e sono andata a Marsiglia. Dovevo restarci quindici giorni e son passati anni …
Con Izzo condividi l'amore per la città di Marsiglia, piena di contraddizioni e colori. Vuoi parlarcene?
Marsiglia è Izzo ed Izzo è Marsiglia. E’ una città che va capita, studiata. Dove più ti ci sporchi le mani e più la ami. A Marsiglia mi sento felice. E’ un porto, e siamo tutti protagonisti della scena. E’ un luogo pieno di storie. Di amore. Si passa dalle Calanche al mercato arabo, dalla sua straordinaria luce al mistral che ci rende tutti metereopatici.
Jean Claude Izzo - Storia di un marsigliese contiene frammenti inediti e poesie di una vita. Traspare un grosso lavoro di ricerca e una passione di fondo. Ci puoi raccontare come hai lavorato per raccogliere il materiale e successivamente alla stesura del libro?
Sono stata adottata, anzi sono diventata marsigliese. Devo molto a Sebastien, il figlio di Jean Claude che mi ha messo a disposizione molto materiale di suo padre e poi mi ha fatto ereditare i suoi amici. Dunque il mondo di Izzo l’ho esplorato, lo vivo ancora. E non si distingue dalla mia realtà. Forse fa parte di un modo di essere. Anche lui era stato un giornalista. Chissà forse è questo ….
Com'è stato l'incontro con Sebastien?
Vieux Port, un abbraccio, e da Toinu un piatto di ostriche e del buon rosè. Pareva ci conoscessimo da sempre. Infatti l’ho ribattezzato il mio figlio marsigliese, anche se ormai è un uomo ed ha due splendidi bambini ai quali ho dedicato il libro.
Scavando nella vita di questo grande personaggio, cosa ti ha colpito di più?
L’inquietudine e la coscienza. Ma anche la coerenza.
Ci puoi regalare lo stralcio di una sua poesia che ti ha particolarmente coinvolta?
C’è una poesia in cui narra dell’essere uno straniero. In quella c’è tutto Jean Claude.
Izzo e l'amore, Izzo e la politica...
Un uomo che amava. Non era un tipo da storielle. Ha avuto delle donne, e con ognuna è stato un percorso. Izzo era un militante in servizio permanente. Era stato anche comunista, un figlio del maggio francese. Dopo i fatti dell’Ungheria lasciò il partito. Ma continuò le sue battaglie.
Prima di lasciarci, Stefania, puoi parlarci dei tuoi progetti futuri?
Sono legati a Marsiglia. Dunque continuerò con storie che la vedranno protagonista.
E per salutarci ci vuoi lasciare un ricordo da Marsiglia?
Marsiglia è una nave. Perché nella storia di tutti c’è una nave. Ma è anche un incontro baciato dalla sua luce straordinaria.